Il giro del mondo in ottanta giorni
#Classici #Avventura

Il giro del mondo in ottanta giorni

di Jules Verne

4.5
2 min lettura
Il giro del mondo in ottanta giorni
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Sotto l'apparenza di una scintillante sfida geografica, Jules Verne cesella nel 1872 un monumento alla modernità e alle sue vertigini. Phileas Fogg non è semplicemente un gentleman britannico eccentrico, ma l'incarnazione vivente della precisione meccanica ottocentesca, un uomo-orologio che tenta di ridurre il caos del pianeta a puro calcolo di coincidenze ferroviarie e rotte a vapore. Al suo fianco, l'umanissimo Passepartout funge da indispensabile contrappeso emotivo e corporale: dove Fogg calcola, Passepartout inciampa, si meraviglia, rischia la pelle. L'avventura corre a ritmo forsennato, ma il vero cuore pulsante del romanzo non risiede nell'esotismo da cartolina, bensì nello scontro titanico tra l'illusione positivista di dominare lo spazio-tempo e la magnifica, irriducibile imprevedibilità dell'animo umano. Un'opera che conserva una freschezza dinamica intatta, capace di far battere il polso a ogni rintocco di lancetta.

Attenzione: Spoiler Trama

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Rientrato a Londra dopo innumerevoli peripezie, Fogg viene ingiustamente arrestato dall'ispettore Fix a un passo dal traguardo, credendosi ormai rovinato e fuori tempo massimo per vincere la scommessa al Reform Club. Tuttavia, avendo viaggiato costantemente verso oriente incontro al sorgere del sole, ha inconsapevolmente guadagnato un intero giorno attraversando i meridiani. Scoperto l'errore grazie all'intuito di Passepartout, Fogg varca le porte del club all'ottantesimo giorno esatto, incassando la vittoria e trovando, nel matrimonio con la principessa indiana Aouda, una felicitΓ  che nessun calcolo orario avrebbe mai potuto prevedere.
Cosa mi Γ¨ piaciuto
β€’ Ritmo narrativo serrato e privo di tempi morti, scandito come un metronomo impeccabile. β€’ Straordinaria alchimia tra l'impassibile rigore di Fogg e la travolgente spontaneitΓ  di Passepartout. β€’ Brillante riflessione metaforica sulla compressione dello spazio-tempo nell'era industriale.
Cosa non mi ha convinto
β€’ La soluzione finale risulta oggi abbastanza scontata.
πŸ’­ Il pensiero finale
"Verne ci ricorda che non si viaggia per consumare distanze o battere record, ma per farsi scompaginare dalle deviazioni: Phileas Fogg ha attraversato la terra per misurarla con il cronometro, finendo per scoprire l'unica cosa che non si puΓ² quantificare nΓ© accelerare, ovvero la capacitΓ  di amare."
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