La mia recensione
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Solaris non è una storia che si legge, è un'esperienza che si vive, un viaggio nelle profondità più oscure non dello spazio, ma dell'animo umano e dei limiti della nostra comprensione. Lem non si preoccupa di intrattenerci con astronavi luccicanti o battaglie intergalattiche; ci getta invece in un abisso di disorientamento e meraviglia di fronte a un'alterità così radicale da far crollare ogni nostra pretesa di intelletto. Il tono emotivo è un misto inebriante di fascino terrificante e di un'angosciante solitudine esistenziale. Si sente il peso del mistero, la frustrazione degli scienziati che tentano invano di decifrare un'entità che non gioca secondo le nostre regole. à umano perché ci mostra la nostra vulnerabilità , la nostra incolmabile necessità di dare un senso a tutto, anche quando il senso non c'è. Si distingue davvero per la sua audacia nel negare la premessa fondamentale di tanta fantascienza: l'idea che, in fondo, tutti gli alieni siano solo noi stessi con un'altra pelle. Qui l'alieno è incomprensibile, una forza della natura pensante che riflette non ciò che siamo, ma ciò che nascondiamo, e lo fa in un modo che ci lascia nudi di fronte a noi stessi.
Attenzione: Spoiler Trama
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Il colpo di scena tematico, che stravolge l'intera percezione del libro, non Γ¨ tanto l'esistenza di un oceano senziente, quanto la natura del suo 'contatto' con gli umani. Solaris non tenta di comunicare nel modo che noi potremmo intendere; piuttosto, materializza i fantasmi piΓΉ reconditi e i sensi di colpa dei personaggi, prendendo forma dalle loro memorie piΓΉ dolorose e personali. Queste 'creazioni' non sono illusioni, ma entitΓ fisiche e tangibili, vere e proprie proiezioni psichiche che costringono gli astronauti a confrontarsi con i propri demoni interiori. Non Γ¨ l'uomo che cerca di capire Solaris, ma Solaris che, in un modo inspiegabile, forza l'uomo a capire se stesso, rivelando che il vero, incolmabile abisso Γ¨ dentro di noi.
π Il pensiero finale
"Solaris non Γ¨ un libro che si dimentica facilmente. Lascia un'eco persistente, una sensazione di vertigine di fronte all'ignoto e la scomoda consapevolezza che forse, certe profonditΓ , Γ¨ destinato che rimangano irraggiungibili."
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