La mia recensione
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Questo racconto Γ¨ minuscolo, ma contiene dentro di sΓ© lβintera letteratura russa.
La storia Γ¨ semplice: Akakij AkakieviΔ Γ¨ un copista statale insignificante, invisibile, quasi trasparente agli occhi del mondo. La sua vita Γ¨ fatta solo di lettere da ricopiare, freddo, solitudine. Quando il suo vecchio cappotto diventa inutilizzabile, decide di farsene cucire uno nuovo. Sembra un dettaglio ridicolo. Ma per lui Γ¨ una rivoluzione.
Quel cappotto non Γ¨ un indumento.
Γ dignitΓ . Γ riconoscimento. Γ esistenza.
Per la prima volta, i colleghi lo notano. Per la prima volta, qualcuno lo tratta come un essere umano. Ma la felicitΓ dura poco: il cappotto viene rubato, e con esso svanisce tutto ciΓ² che aveva appena conquistato.
Gogol racconta questa storia con una voce che oscilla tra ironia e compassione. Allβinizio sembra prendere in giro il protagonista, poi lentamente cambia tono, finchΓ© ti accorgi che non stai piΓΉ ridendo: stai assistendo alla distruzione silenziosa di una vita che non aveva nulla, e che perde anche quel poco.
Il racconto Γ¨ una denuncia sociale, ma anche qualcosa di piΓΉ profondo: Γ¨ una riflessione sulla fragilitΓ dellβidentitΓ umana. Se il mondo ti riconosce solo per ciΓ² che possiedi, allora basta perdere un oggetto per perdere te stesso.
E lβelemento finale, quasi fantastico, non Γ¨ una fuga dal realismo: Γ¨ il modo di Gogol per dire che certe ingiustizie non finiscono davvero. Restano sospese, come fantasmi.
Attenzione: Spoiler Trama
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Dopo il furto del cappotto, Akakij si ammala e muore, ignorato da tutti. Ma il suo spirito torna a vagare per la cittΓ , rubando cappotti ai passanti, come se cercasse finalmente di farsi sentire. Non Γ¨ vendetta: Γ¨ il grido tardivo di chi non Γ¨ mai stato visto da vivo.
π Il pensiero finale
"Il cappotto lascia una sensazione difficile da scrollarsi di dosso:
non servono tragedie epiche
per distruggere una vita.
A volte basta il freddo,
lβindifferenza,
e un cappotto che non cβΓ¨ piΓΉ."
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