La mia recensione
"
Questo racconto Γ¨ breve, ma ti resta addosso come una crepa nella mente.
Gogol entra nella testa di un piccolo impiegato pietroburghese, PopriΕ‘Δin, e non ne esce piΓΉ. Allβinizio sembra solo un uomo mediocre, frustrato, invisibile nella gerarchia statale. Poi qualcosa slitta. Non cβΓ¨ un momento preciso in cui βimpazzisceβ. La follia cresce lentamente, come muffa sul muro.
PopriΕ‘Δin inizia a leggere lettere di cani parlanti, a convincersi di avere un destino speciale, a credere di essere il re di Spagna. Ma Gogol non racconta la follia dallβesterno: la racconta da dentro, con una logica che sembra quasi coerente finchΓ© non ti accorgi che il mondo si Γ¨ deformato.
Il vero bersaglio del racconto non Γ¨ la malattia mentale. Γ la societΓ .
Una burocrazia soffocante, una struttura sociale rigida, un sistema che misura il valore umano in base al grado amministrativo. PopriΕ‘Δin non impazzisce nel vuoto: impazzisce perchΓ© non esiste. E quando una persona non ha spazio per essere qualcuno, la mente puΓ² inventarsi un trono.
Gogol mescola comicitΓ e tragedia in modo spietato. Allβinizio si ride. Poi si sorride meno. Poi non si ride piΓΉ. E lβultima parte del racconto Γ¨ di una tenerezza devastante: non cβΓ¨ piΓΉ ironia, solo un uomo che soffre e non capisce perchΓ©.
Attenzione: Spoiler Trama
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PopriΕ‘Δin viene rinchiuso in manicomio. Ma lui Γ¨ convinto di essere stato imprigionato in una prigione straniera. Non comprende la sua condizione, non comprende il mondo, e continua a scrivere come se tutto fosse logico. Lβultima pagina Γ¨ una richiesta infantile alla madre: non chiede potere, chiede conforto. Ed Γ¨ lΓ¬ che il racconto smette di essere satira e diventa dolore puro.
π Il pensiero finale
"Questo racconto lascia una domanda inquietante:
quanto deve essere vuota una vita
perchΓ© la mente debba inventarsi un regno?
E quando qualcuno smette di essere visto,
forse la follia non Γ¨ una fuga.
Forse Γ¨ lβunico modo rimasto
per esistere."
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