Memorie di un pazzo
#Racconto psicologico

Memorie di un pazzo

di Nikolaj Gogol

5.0
2 min lettura
Memorie di un pazzo
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Questo racconto Γ¨ breve, ma ti resta addosso come una crepa nella mente. Gogol entra nella testa di un piccolo impiegato pietroburghese, Popriőčin, e non ne esce piΓΉ. All’inizio sembra solo un uomo mediocre, frustrato, invisibile nella gerarchia statale. Poi qualcosa slitta. Non c’è un momento preciso in cui β€œimpazzisce”. La follia cresce lentamente, come muffa sul muro. Popriőčin inizia a leggere lettere di cani parlanti, a convincersi di avere un destino speciale, a credere di essere il re di Spagna. Ma Gogol non racconta la follia dall’esterno: la racconta da dentro, con una logica che sembra quasi coerente finchΓ© non ti accorgi che il mondo si Γ¨ deformato. Il vero bersaglio del racconto non Γ¨ la malattia mentale. È la societΓ . Una burocrazia soffocante, una struttura sociale rigida, un sistema che misura il valore umano in base al grado amministrativo. Popriőčin non impazzisce nel vuoto: impazzisce perchΓ© non esiste. E quando una persona non ha spazio per essere qualcuno, la mente puΓ² inventarsi un trono. Gogol mescola comicitΓ  e tragedia in modo spietato. All’inizio si ride. Poi si sorride meno. Poi non si ride piΓΉ. E l’ultima parte del racconto Γ¨ di una tenerezza devastante: non c’è piΓΉ ironia, solo un uomo che soffre e non capisce perchΓ©.

Attenzione: Spoiler Trama

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Popriőčin viene rinchiuso in manicomio. Ma lui Γ¨ convinto di essere stato imprigionato in una prigione straniera. Non comprende la sua condizione, non comprende il mondo, e continua a scrivere come se tutto fosse logico. L’ultima pagina Γ¨ una richiesta infantile alla madre: non chiede potere, chiede conforto. Ed Γ¨ lΓ¬ che il racconto smette di essere satira e diventa dolore puro.
Cosa mi Γ¨ piaciuto
β€’ Ritratto della follia di una modernitΓ  impressionante. β€’ Satira sociale lucidissima. β€’ Uso magistrale della voce narrante. β€’ Finale emotivamente potentissimo.
Cosa non mi ha convinto
β€’ Brevissimo: finisce quando vorresti restarci ancora. β€’ Umorismo iniziale puΓ² trarre in inganno sul tono reale.
πŸ’­ Il pensiero finale
"Questo racconto lascia una domanda inquietante: quanto deve essere vuota una vita perchΓ© la mente debba inventarsi un regno? E quando qualcuno smette di essere visto, forse la follia non Γ¨ una fuga. Forse Γ¨ l’unico modo rimasto per esistere."
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