La mia recensione
"
Questo Γ¨ uno dei libri piΓΉ disturbanti di Dostoevskij.
Non per ciΓ² che accade, ma per come accade.
Il protagonista, Jakov PetroviΔ Goljadkin, Γ¨ un uomo mediocre, impaurito, ossessionato dallβidea di rispettabilitΓ . Vive con il terrore dello sguardo altrui, del giudizio sociale, della propria inadeguatezza. E un giorno incontra se stesso. Letteralmente. Un sosia identico in tutto, ma con una differenza cruciale: Γ¨ ciΓ² che lui non riesce a essere.
Il sosia Γ¨ spigliato, sicuro, manipolatore. Sa piacere. Sa mentire. Sa sopravvivere nel mondo degli uomini. E poco a poco non si limita a riflettere Goljadkin: lo sostituisce. Gli ruba il lavoro, le relazioni, la dignitΓ . Ma soprattutto gli ruba la certezza di esistere.
Qui Dostoevskij anticipa Freud, Kafka, Pirandello. Il doppio non Γ¨ un altro: Γ¨ lβio rimosso, lβombra, la parte che la coscienza non regge. La follia non arriva allβimprovviso: cresce, frase dopo frase, sguardo dopo sguardo. Il lettore Γ¨ intrappolato nella mente del protagonista, e sente il terreno cedere lentamente.
La scrittura Γ¨ volutamente claustrofobica, ripetitiva, quasi isterica. Non cβΓ¨ conforto, non cβΓ¨ ironia salvifica. Solo la lenta dissoluzione dellβidentitΓ sotto il peso della societΓ e dellβautogiudizio.
Attenzione: Spoiler Trama
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Il sosia non viene mai realmente smascherato. Alla fine, Goljadkin Γ¨ lβunico a crollare. Che il doppio sia reale o frutto della sua mente non importa piΓΉ: la frattura Γ¨ avvenuta. Lβuomo viene internato, e con lui svanisce lβillusione di un io unitario.
π Il pensiero finale
"Il sosia ti lascia con una sensazione inquietante:
forse non siamo uno,
forse siamo un compromesso instabile
tra ciΓ² che siamo
e ciΓ² che fingiamo di essere.
E quando quel compromesso salta,
non nasce un altro uomo.
Nasce il vuoto."
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