La mia recensione
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Questo libro parte come unβavventura e finisce come una rivelazione crudele.
Un gruppo di bambini, unβisola deserta, lβidea ingenua che, senza adulti, regneranno libertΓ e gioco. Ma Golding ti toglie subito ogni illusione: sotto la civiltΓ non cβΓ¨ innocenza, cβΓ¨ solo una sottile crosta. E basta poco perchΓ© si rompa.
Il signore delle mosche Γ¨ un esperimento sullβanimo umano. Mette creature βpureβ in una condizione di libertΓ assoluta e osserva cosa accade. E ciΓ² che accade Γ¨ la nascita del potere, della paura, del capro espiatorio, del culto, della violenza rituale. La bestia che i ragazzi temono non Γ¨ sullβisola: Γ¨ dentro di loro.
Golding scrive con una chiarezza quasi biblica. Ogni personaggio incarna una forza primordiale: la ragione, lβistinto, la violenza, la spiritualitΓ fragile, la massa. E il vero orrore non Γ¨ il sangue, ma la normalitΓ con cui tutto degenera. Non cβΓ¨ un grande cattivo. CβΓ¨ solo la progressiva rinuncia alla responsabilitΓ morale.
Il titolo stesso Γ¨ una dichiarazione: il βSignore delle Moscheβ Γ¨ una divinitΓ rovesciata, una parodia di Dio, un idolo fatto di paura e putrefazione. Γ ciΓ² che nasce quando lβuomo perde il senso del limite e trasforma il terrore in religione.
Attenzione: Spoiler Trama
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La βbestiaβ si rivela essere un cadavere. Ma ormai Γ¨ tardi: i ragazzi hanno giΓ creato il mito, il rito, il sacrificio. Quando la violenza esplode, non Γ¨ piΓΉ possibile tornare indietro. Il salvataggio finale arriva, sΓ¬, ma su un mondo giΓ corrotto: lβinfanzia Γ¨ finita, per sempre.
π Il pensiero finale
"Questo libro ti sussurra una veritΓ scomoda:
la civiltΓ non ci rende buoni,
ci rende solo addestrati.
E quando le regole cadono,
la bestia non compare.
Si libera."
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