La mia recensione
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Questo non Γ¨ un romanzo sulla vittoria dei nazisti.
Γ un romanzo sulla fragilitΓ della realtΓ e sulla paura che la storia stessa possa essere solo una versione tra tante.
Dick immagina un mondo in cui lβAsse ha vinto la Seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti sono divisi tra il Reich e lβImpero giapponese. Ma la vera distopia non Γ¨ nei simboli, nei campi di concentramento o nel dominio politico. Γ nella sensazione costante che qualcosa non quadri, che il mondo sia βstortoβ, come una fotografia leggermente fuori fuoco.
I personaggi vivono vite apparentemente normali, ma avvertono un vuoto, una dissonanza sottile. Si aggrappano allβI Ching, allβarte, agli oggetti, come se cercassero una fessura da cui intravedere unβaltra possibilitΓ di esistenza. E quella possibilitΓ prende forma in un libro proibito: un romanzo che racconta un mondo in cui lβAsse ha perso la guerra.
Un libro dentro il libro.
Una realtΓ che ne contiene unβaltra.
E la domanda che sorge Γ¨ devastante: e se la nostra realtΓ fosse solo una delle tante versioni?
Dick qui colpisce nel profondo: non mette in discussione solo la storia, ma la natura stessa del vero. Il potere totalitario non Γ¨ solo politico: Γ¨ ontologico. Decide cosa Γ¨ reale, cosa Γ¨ possibile, cosa Γ¨ pensabile.
Attenzione: Spoiler Trama
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Si scopre che il romanzo βalternativoβ non Γ¨ del tutto corretto nemmeno rispetto al nostro mondo reale: Γ¨ unβaltra linea temporale ancora. Alla fine emerge lβidea sconvolgente che la realtΓ βveraβ potrebbe essere unβaltra, e che quella in cui vivono i personaggi sia una sorta di deviazione, una frattura dellβessere. Non cβΓ¨ ritorno, solo consapevolezza.
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