La mia recensione
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La guerra dei mondi Γ¨, prima di tutto, unβumiliazione cosmica.
Non unβavventura eroica, non un trionfo dellβingegno umano, ma il racconto di quanto siamo piccoli quando lβuniverso smette di ignorarci e decide di guardarci davvero.
Wells compie un gesto geniale e crudele: prende lβInghilterra vittoriana, convinta di essere il centro del progresso e della civiltΓ , e la mette nella posizione che essa stessa aveva riservato ai popoli colonizzati. Gli umani diventano gli indigeni, i Marziani gli invasori tecnologicamente superiori. Non cβΓ¨ gloria nella resistenza: solo panico, fuga, disgregazione.
Il vero orrore non sono i tripodi o i raggi ardenti, ma il crollo psicologico collettivo. In poche pagine la fiducia nel progresso, nella scienza, nellβordine sociale si sgretola. Le folle diventano masse in fuga, la razionalitΓ si dissolve, lβegoismo e la paura emergono nudi.
Il narratore non Γ¨ un eroe: Γ¨ un uomo qualunque, che osserva il mondo finire e cerca solo di restare vivo. Questo rende tutto piΓΉ reale, piΓΉ disturbante. Non cβΓ¨ epica: cβΓ¨ vulnerabilitΓ .
E soprattutto cβΓ¨ unβidea che ancora oggi fa tremare:
noi non siamo i padroni della Terra per diritto naturale, ma solo per una momentanea combinazione di condizioni favorevoli. Se qualcosa di più antico, più intelligente, più spietato arrivasse⦠saremmo solo bestiame tecnologicamente inferiore.
Attenzione: Spoiler Trama
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I Marziani sbarcano in Inghilterra con macchine colossali e armi inarrestabili. Lβesercito umano viene annientato, le cittΓ distrutte, la popolazione in fuga. La civiltΓ collassa in pochi giorni.
Non Γ¨ lβingegno umano a salvarci: i Marziani muoiono per colpa di batteri terrestri contro cui non hanno difese. LβumanitΓ sopravvive non perchΓ© piΓΉ forte, ma perchΓ© biologicamente βsporcaβ. Una salvezza casuale, quasi umiliante.
π Il pensiero finale
"La guerra dei mondi ti toglie una certezza fondamentale:
che lβuomo sia il vertice naturale dellβesistenza.
Dopo Wells, lβuniverso non Γ¨ piΓΉ una casa costruita per noi,
ma uno spazio immenso in cui, per ora,
abbiamo solo avuto la fortuna di non essere notati."
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