La mia recensione
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Utopia non Γ¨ il racconto di un mondo perfetto.
Γ, piuttosto, uno specchio deformante in cui il nostro mondo appare per ciΓ² che Γ¨: contraddittorio, ingiusto, irrazionale.
Thomas More immagina unβisola lontana, governata secondo leggi razionali, egualitarie, dove la proprietΓ privata non esiste, il lavoro Γ¨ condiviso, la ricchezza non Γ¨ un idolo e la religione Γ¨ tollerante. Ma lβintento non Γ¨ tanto proporre un modello da imitare, quanto smascherare, per contrasto, i vizi dellβEuropa del suo tempo β e, sorprendentemente, anche i nostri.
Leggendo Utopia si ha una sensazione ambigua: da un lato si ammira la coerenza di una societΓ costruita sulla ragione; dallβaltro si avverte unβinquietudine sottile, perchΓ© quella perfezione sembra richiedere la rinuncia a qualcosa di profondamente umano: lβindividualitΓ , il conflitto, la libertΓ di essere imperfetti.
Il libro vive di questa tensione: tra sogno e critica, tra speranza e ironia. More non Γ¨ un ingenuo sognatore, ma un pensatore che usa la finzione per porre domande scomode: Γ¨ la nostra societΓ davvero βnaturaleβ? O Γ¨ solo una consuetudine a cui ci siamo abituati, come a una prigione ben arredata?
Attenzione: Spoiler Trama
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Attraverso il racconto del viaggiatore Raffaele Itlodeo, viene descritta nei dettagli la vita nellβisola di Utopia: organizzazione politica, educazione, lavoro, religione, famiglia, guerra. Tutto appare razionale e orientato al bene comune. Ma proprio questa razionalitΓ totale solleva il dubbio: una societΓ cosΓ¬ ordinata Γ¨ davvero libera? O Γ¨ una macchina perfetta che funziona sacrificando la spontaneitΓ umana?
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