La mia recensione
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Ubik non si legge: si attraversa.
Γ uno di quei romanzi che ti fa perdere lentamente il terreno sotto i piedi, finchΓ© ti accorgi che ciΓ² che credevi solido β il tempo, la materia, perfino la tua identitΓ β Γ¨ solo una fragile convenzione.
Philip K. Dick scrive come se avesse costantemente la sensazione che il mondo fosse una scenografia che puΓ² crollare da un momento allβaltro. E in Ubik questa sensazione diventa struttura narrativa: la realtΓ si sfalda, regredisce, marcisce, si trasforma in qualcosa di sempre piΓΉ instabile, mentre i personaggi cercano disperatamente di capire se sono vivi, morti, o sospesi in una zona intermedia dellβesistenza.
CβΓ¨ unβangoscia sottile e continua: non lβorrore del mostro, ma lβorrore metafisico. La paura che nulla sia autentico. Che persino i ricordi, gli affetti, il corpo, siano solo simulazioni che stanno per spegnersi.
E in mezzo a tutto questo compare Ubik: una presenza quasi divina, pubblicizzata come un comune prodotto commerciale, onnipresente, salvifica, misteriosa. Γ Dio? Γ la realtΓ ultima? Γ la coscienza? O solo lβultima illusione prima del nulla?
Il genio di Dick sta qui: trasformare un romanzo di fantascienza in una meditazione sul morire senza sapere di essere morti, sul vivere in mondi che non smettono di collassare, sullβessere creature che cercano senso in un universo che potrebbe non averne alcuno.
Γ un libro che ti fa sentire piccolo, precario, ma incredibilmente lucido. Come se qualcuno ti sussurrasse:
βE se tutto ciΓ² che chiami reale fosse solo unβombra che sta svanendo?β
Attenzione: Spoiler Trama
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Il gruppo di Joe Chip sopravvive a unβesplosione sulla Luna, ma ben presto il mondo intorno a loro inizia a βinvecchiare allβindietroβ: tecnologie che diventano obsolete, cibo che marcisce istantaneamente, edifici che si trasformano in rovine di decenni precedenti. Scoprono di essere probabilmente morti e conservati in uno stato di mezza-vita, una coscienza sospesa in cui le menti continuano a interagire.
In questo spazio instabile, una forza ostile li consuma uno a uno, mentre Ubik appare come lβunica sostanza capace di rallentare la dissoluzione. Alla fine si intuisce che anche ciΓ² che sembrava βrealtΓ vivaβ potrebbe essere solo un altro livello della stessa illusione. Non cβΓ¨ una veritΓ ultima rivelata, solo la vertigine: ogni piano dellβesistenza potrebbe essere un sogno che sta per finire.
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