Ubik
#Fantascienza

Ubik

di Philip K. Dick

4.5
3 min lettura
Ubik
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Ubik non si legge: si attraversa. È uno di quei romanzi che ti fa perdere lentamente il terreno sotto i piedi, finchΓ© ti accorgi che ciΓ² che credevi solido – il tempo, la materia, perfino la tua identitΓ  – Γ¨ solo una fragile convenzione. Philip K. Dick scrive come se avesse costantemente la sensazione che il mondo fosse una scenografia che puΓ² crollare da un momento all’altro. E in Ubik questa sensazione diventa struttura narrativa: la realtΓ  si sfalda, regredisce, marcisce, si trasforma in qualcosa di sempre piΓΉ instabile, mentre i personaggi cercano disperatamente di capire se sono vivi, morti, o sospesi in una zona intermedia dell’esistenza. C’è un’angoscia sottile e continua: non l’orrore del mostro, ma l’orrore metafisico. La paura che nulla sia autentico. Che persino i ricordi, gli affetti, il corpo, siano solo simulazioni che stanno per spegnersi. E in mezzo a tutto questo compare Ubik: una presenza quasi divina, pubblicizzata come un comune prodotto commerciale, onnipresente, salvifica, misteriosa. È Dio? È la realtΓ  ultima? È la coscienza? O solo l’ultima illusione prima del nulla? Il genio di Dick sta qui: trasformare un romanzo di fantascienza in una meditazione sul morire senza sapere di essere morti, sul vivere in mondi che non smettono di collassare, sull’essere creature che cercano senso in un universo che potrebbe non averne alcuno. È un libro che ti fa sentire piccolo, precario, ma incredibilmente lucido. Come se qualcuno ti sussurrasse: β€œE se tutto ciΓ² che chiami reale fosse solo un’ombra che sta svanendo?”

Attenzione: Spoiler Trama

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Il gruppo di Joe Chip sopravvive a un’esplosione sulla Luna, ma ben presto il mondo intorno a loro inizia a β€œinvecchiare all’indietro”: tecnologie che diventano obsolete, cibo che marcisce istantaneamente, edifici che si trasformano in rovine di decenni precedenti. Scoprono di essere probabilmente morti e conservati in uno stato di mezza-vita, una coscienza sospesa in cui le menti continuano a interagire. In questo spazio instabile, una forza ostile li consuma uno a uno, mentre Ubik appare come l’unica sostanza capace di rallentare la dissoluzione. Alla fine si intuisce che anche ciΓ² che sembrava β€œrealtΓ  viva” potrebbe essere solo un altro livello della stessa illusione. Non c’è una veritΓ  ultima rivelata, solo la vertigine: ogni piano dell’esistenza potrebbe essere un sogno che sta per finire.
Cosa mi Γ¨ piaciuto
β€’ Visione filosofica potentissima: mette in crisi il concetto stesso di realtΓ . β€’ Atmosfera unica: paranoia, malinconia, metafisica e ironia convivono. β€’ Idee che restano nella mente per giorni, se non per anni. β€’ Ubik come simbolo Γ¨ una delle invenzioni piΓΉ affascinanti della fantascienza.
Cosa non mi ha convinto
β€’ Narrazione volutamente instabile: puΓ² disorientare o frustrare. β€’ Personaggi piΓΉ funzionali al concetto che emotivamente profondi. β€’ Finale aperto e perturbante: chi cerca certezze non le troverΓ .
πŸ’­ Il pensiero finale
"Un libro che va oltre la semplice mente."
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